UNA INSEGNANTE CHE HA FATTO SCUOLA

un lustro dalla morte di Giulia Bonservizi in Mastronardi

11 Giugno 1996 - 2001

 

Nella Foto: Alvise Manni e Giulia Bonservizi Mastronardi a Villa S. Domenico (Civitanova Alta), 3 dicembre 1995.Foto di Amelia Minio Paluello.

Vogliamo ricordare la nostra Professoressa del Liceo Classico "G. Leopardi" di Civitanova Marche Alta (MC) a cinque anni dalla sua morte: non fu possibile farlo anni addietro, ma oggi l'opportunità offertaci da quella finestra sul mondo che è Internet (cioè dal un Web Site connesso alla Rete), semplifica le cose. Certi insegnanti non si dimenticano mai, come la "Mastro" che non si dimenticava dei suoi alunni anche a scuola finita ed a distanza di anni! Ho iniziato a raccogliere delle testimoninze, incominciando da mia sorella Enrica, che con piacere ha risposto al mio appello; spero che altri seguano il suo esempio.

Se vuoi anche tu contribuire ad arricchire questa pagina di ricordi, invia foto, testi, documenti etc...: alvise.manni@libero.it

Ringrazio per i suggerimenti ed il loro contributo di idee Francesco Sbaffi e Virginio Bonito, inoltre sono grato al Sig. Romano di Urbisaglia (MC).

 

Civitanova Marche Alta (MC), 11 Giugno 2001

Alvise Manni

 

RICORDANDO UN'INSEGNANTE

di Enrica MANNI

 

In prima liceo fummo accolti dalla promessa di una ferrea disciplina, di un duro lavoro, di un percorso difficile e sacro che coltivando noi stessi avrebbe dato i suoi frutti.
Ci sentivamo sbalorditi, persi, sovrastati da quella signora così elegante e compita, così severa e decisa, così ricca di proposte per il nostro futuro da spaventarci non poco.
Ma poi l'esame di maturità lo preparammo nel giardino di casa sua, sui suoi preziosissimi appunti, quelli che stendeva per noi la sera prima perché potessimo averli freschi in tavola assieme a tutto ciò che ci avrebbe aiutato: bibite, dizionari, merende, musica- in quella bellissima estate del 1976.

Nella foto: Caricatura della "Mastro" fatta da Enrica Manni.

La "Mastro" era un'insegnante piena di entusiasmo, disposta a prendersi cura di te in tutti i sensi, prodiga di consigli su come vestirsi, cosa mangiare, leggere, portare a casa da un viaggio.
Preferiva anticipare il Parini dell'"Ode alla salubrità dell'aria" a quello noto della "Vergine Cuccia", sembrava apprezzare il Foscolo delle "Grazie" più di quello a lei così simile dei "Sepolcri".
Il cinquecento lo si imparava attraverso le opere minori dei minori ma prima, dell'Ariosto si era letto molto e la "Gerusalemme" era consigliata integrale.
Del mondo che ci riguardava tutti quando mettevamo piede nella sua scuola pareva avesse l'idea che se ne era fatta Dante: ogni cosa aveva un suo posto, aveva senso, portava in una ben precisa direzione, tutto insegnava qualcosa, chiunque poteva imparare e migliorare se stesso sull'esempio di altri.

 

 

Nella Foto Appunti autografi della "Mastro"

 

 

Con lei non esisteva la possibilità di dire "ma Prof. oggi c'era latino", greco, italiano, storia dell'arte, inglese, francese, tedesco, coraggiose incursioni scientifiche e una grande stima per la mentalità matematica, tutto concorreva a fare di ogni lezione, interrogazione, occasione, una creazione dal nulla.
Ci si sentiva ignoranti e importanti nello stesso momento ma mai persi, sempre venivano offerti strumenti cui appoggiarsi per controllare, approfondire, ripassare gli argomenti affrontati.

 

 

 

Alla lavagna di fronte a una frase da riversare in latino che non finiva mai si era contenti di non doverla poi tradurre in greco e si viaggiava al seguito di una consecutio trenino aiutati per i casi dubbi da Chitarrella e dalla mezza faccia di Tulentì (Tolentino).

Nella Foto. Appunti di Enrica Manni.

Tutti erano potenzialmente suoi alunni, ma soprattutto i giovani colleghi insegnanti che venivano accolti e aiutati e protetti e formati senza risparmio di energie, senza limiti di spazio-tempo: sempre perennemente all'erta.
Se a scuola malauguratamente un giorno mancava qualcuno si poteva contare sulla "Mastro" per un'ora di scienze che, a partire dall'etimologia di lemmi specifici ricordasse le epidemie di vaiolo e peste nell'antichità, e così dal "De rerum natura" di Lucrezio arrivasse al cammeo di Fra Cristoforo incastonato in Manzoni.
Poi tutti a San Domenico, a casa sua, per ripassare il neoclassicismo osservando le graziose carole di evanescenti figurine "Wedgwood" bianchissime sù fondi verde malva o celeste cipria.
Ma il massimo era partire in gita scolastica insieme: niente di più totale e avvolgente, un'esperienza.
Si entrava nella reggia di Caserta conoscendola già, pavimento marmoreo per pavimento marmoreo, in cerca di quell'orologio su quella consolle di cui si era tanto parlato.

Nella Foto. Appunti di Enrica Manni.

Poi si usciva, meravigliandosi insieme dello spettacolo offerto dalla fuga di vasche e di viali fino alla nostra meta: la fontana di Atteone non veniva risparmiata a nessuno.
In questi casi non ho mai notato che scarpe calzasse ma era sempre in prima fila pronta ad arricchire di storie particolari e aneddoti quello che venivano indicando le sue affilatissime dita.
Era così che con la classe si tessevano relazioni di appartenenza e autorità dalle forti ricadute non solo pedagogiche.

E tornati in aula sembrava normale che le varie bellezze del mondo di fuori venissero digerite di lingua in lingua e classificate etimologicamente subendo trasformazioni alchemiche gravi a un tempo e maestose capaci di distillare gocce di ingenuità disarmante.
Come quando si faceva aiutare dalle frasi celebri di un improbabile Watson a nome Ida per risolvere qualunque problema riportandolo fra le mura di casa.

 

 

Nella Foto: Giulia Bonservizi Mastronardi con Enrica Manni e Virginio Bonit il giorno del loro matrimonio. Parrocchia S. Gabriele Civitanova Marche 16 settembre 1982. (Foto Peppa Bartolini)

Alla fine dell'anno, all'università, in famiglia sempre si rimaneva suoi alunni accompagnati da quegli epiteti che imposti a ognuno in quarta ginnasio su basi latamente fisiognomiche difficilmente potevano venir cancellati da lauree, matrimoni, grandi occasioni a cui veniva invitata e amava partecipare.

È partita presto ma non di corsa, ha potuto ricamare ancora qualche bella testimonianza di vita attiva e contemplativa insieme, poi ha seguito il suo Omero come Bauci Filemone.

 

 

 

 

Quando adesso sono in difficoltà per qualcosa che penso sia un po' troppo per me, spesso risento la sua risata un po' roca affermare che "per chi ha tradotto Tacito niente è impossibile".

 

Grata un'alunna

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Nella Foto: Cappella Bonservizi (cimitero Comunale di Urbisaglia -MC). Foto Alvise Manni.