Andrea Bacci, di origine marchigiana, studiò a Matelica col maestro Gian Paolo Perriberti ed è ricordato come Enolgo per la sua opera "De naturali vinorum historia..." scritta nel 1595 ed ideata a Fabriano (cfr. F. P. MASSI, "Andrea Bacci Memorie Sparse", III edizione ... Tipografia Natalucci, Civitanova Marche, MDCCCLXXXIII -ristampa anastatica a cura dell'Accademia Elpidiana, Campiglione di Fermo 1991, pp 15 e 24).

Quest'anno ricorre il quarto centenario dalla morte e sarà ricordato con diverse celebrazioni (per il "Progetto Bacci)" nella sua città natale ed a Roma.

Andrea Bacci

Sant'Elpidio a Mare 1524 - Roma 1600

di Giovanni Martinelli*

"Il Bacci appare il prototipo di questo premio e di questa specie, in via di estinzione, di uomini che considerano la scienza e le buone cause come risvolti poetici alle diurne fatiche, alieni alle avidità, alle effimere ambizioni ed alle meschine gelosie.
Scrive così lo "Studium Hydrologicum" dell'Università di Parma, che biennalmente assegna un Premio internazionale per studiosi di idroclimatologia intitolato, appunto all'elpidiense Andrea Bacci, uno dei maggiori studiosi di idrologia di ogni tempo.
Nacque a Sant'Elpidio a Mare (AP) nel 1524. Il padre era figlio di un ingegnere impegnato nella fabbrica della nuova Basilica di Loreto, la madre era Ricca Donna della famiglia dei Paleologi, ultimi imperatori di Bisanzio.
Studiò a Matelica con Gian Paolo Perriberti, poi fu a Siena, ed infine a Roma sotto la protezione del concittadino Modestino Cassini, Achiatra Pontificio di Pio V e medico straodrinario dell'imperatore Massimiliano. Laureatosi, iniziò la professione a Serra San Quirico (AN) dove però rimase poco tempo. Tornò difatti a Roma nel 1552 per essere pubblico lettore di filosofia e per avviarsi definitivamente ai suoi studii.
Favorito dal Cardinale Ascanio Colonna, entrò ben presto nella migliore società, cosa che gli facilitò il lavoro. Nel 1558 diede alle stampe la sua prima opera "Sul Tevere", ma fu con il "De Thermis" che, nel 1571, assurse a grande notorietà. Il libro fu accolto con entusiasmo per essere il più dotto trattato sulle acque conosciute, sulla loro storia, sulle qualità terapeutiche dei fanghi ecc, e tale rimase per secoli, più volte ristampato fino al Settecento.
Nel 1567 gli fu assegnata la cattedra di botanica all('Università) "La Sapienza", nel 1576 fu iscritto nell'albo dei cittadini dell'Urbe (da allora si firmò "Andrea Baccius Philosophus, Medicus Elpidianus et Civis Romanus"). Il più grande riconoscimento gli fu concesso da Papa Sisto V che nel 1586, lo nominò Archiatra Pontificio.
Continuò ancora a scrivere sulle acque: uscirono "Delle acque albule di Tivoli, delle acque acetose presso Roma e delle acque d'Anticoli", "Delle Acque della terra bergamasca" ed altri trattati di medicina come "Tabula semplicium medicamentorum", "De venenis et antidotis". Pubblicò anche "Della gran bestia detta alce e delle sue proprietà e virtù", "Delle dodici pietre preziosie della loro forza ed uso" ed altri libri ancora. Ormai colmo di onori ed avanti negli anni, si dedicò finalmente ad un'altra grande opera, il "De naturali vinorum historia", la storia dei vini. Un'opera monumentale che egli fece stampare nel 1595, il più dotto, preciso, straordinario commento dei vini di tutte le terre conosciute, località per località, del modo di vinificare, di coltivare l'uva, di accompagnare i vini alle pietanze, dei vantaggi e pericoli per la salute.
Un monumento ristampato alcuni anni fa dall'Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei vini di Alba ed immediatamente andato a ruba.
Andrea Bacci morì a Roma il 25 Ottobre 1600 e fu sepolto in S. Lorenzo in Lucina.
Quest'anno sarà ricordato con diverse celebrazioni nella sua città natale ed a Roma, città che gli ha intitolato una via e dedicato uno degli undici busti di medici illustri nell'Arcispedale di Santo Spirito.

* Articolo tratto da "Corriere Proposte", mensile di cultura del tempo libero delle Marche, n. 5 Maggio 2000 (vd. anche n. 10 Ottobre 2000).

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