1^ GIORNATA DELLA MEMORIA DELL'OLOCAUSTO (SHOAH)

ITALIA 27 GENNAIO 2001

 

di Alvise Manni (da un'intervista del 24 e 31/1/01, corredata di relative fotografie). Grazie a Francesco Sbaffi per la parte internettiana!

 

(Nella foto: Mario Beruschi con Alvise Manni. Foto di Teresa Paoli).

Conosco Mario Beruschi, Sergente Maggiore Incursore del Battaglione di Fanteria di Marina San Marco , da quasi 25 anni, quando da scolaro andavo qualche volta nel suo negozio di generi alimentari a Civitanova Marche Alta (MC), ma sono meno di dieci (tramite anche il suo rapporto con mio Padre) che ci frequentiamo da amici con una certa assiduità e collaboriamo per varie iniziative.

(Nella Foto: gradi, nastrini e distintivi. Foto di Alvise Manni)

Per esempio il Video del 1994 dell'Archeoclub sulla locale ex Fabbrica A. Cecchetti di cui è stato operaio in Fonderia per qualche anno nel dopoguerra

 

 

(Nelle foto: medaglia d'oro al valor militare all'internato ignoto: dritto e rovescio. Foto di Alvise Manni).

Eppure solo il 20 Gennaio di quest'anno, parlando di come si potevano mettere in una bacheca i suoi cimeli di guerra, mi ha fatto vedere un vecchio livido, mai andato via, alla caviglia sinistra provocato da un calcio di una guardia (che gli ha incrinato l'osso e che recentemente sta peggiorando con l'età) durante la sua prigionia nel campo di concentramento di Auschwitz - Birkenau (Polonia).

(Nella Foto: livido, oramai cicatrizzatosi, alla caviglia sinistra. Foto di Alvise Manni).

Mi ero già occupato dello Sterminio allorquando due giorni prima di partire per il mio anno di servizio militare presso il 28^ Reggimento di Fanteria Pavia a Pesaro (PS), avevo girato un Video amatoriale (a cura di Alvise Manni e Regia di Cosimo Franco Manni, 55 minuti ca., 6 Agosto 1995) "50 anni dopo il Lager: tre Deportati di Civitanova" riprendendo una riunione svolta a casa mia (il giorno della ricorrenza di Hiroshima) con tre ospiti, tutti a vario titolo ex internati in concentramento: oltre a Mario c'erano anche i concittadini Ferdinando Cabassi e Luigi Macellari. Successivamente avevo cercato di segnalare (dall' inizio di Settembre 1999) queste tre persone alla Fondazione, ideata dal famoso regista statunitense (di origine ebraica) S. Spielberg, che raccoglie le testimonianze superstiti dei sopravvissuti sparsi in tutto il mondo con delle interviste e dei video da archiviare per le future generazioni affinché sappiano non dimentichino! Dopo dei contatti e-mail e telefonici, per ora non se ne è fatto ancora nulla (ma il nostro nemico è il tempo che per tutti scorre ed anche i più giovani oramai hanno almeno 60 anni…).

Infine sono riuscito, dopo molte fatiche, a tradurre un piccolo cartiglio apposto in un icona della Madonna dipinta su vetro (vedi foto del quadretto e dettaglio della scritta) che Mario mi aveva regalato qualche anno fa e che era un ricordo di quei giorni. L'aveva avuta nell'Aprile o Maggio del 1945 dalla moglie di un ingegnere russo che aveva conosciuto (in una fabbrica abbandonata trasformata alla sera in "balera") nei mesi successivi dopo la quarantena passata in dei campi di raccolta americani in Germania a seguito della liberazione. (Nelle Foto: Quadro di Madonna dipinta su vetro e particolare. Foto Alvise Manni).

Merita di essere raccontata questa vicenda: Mario dopo 54 anni mi chiese se riuscivo a toglierli la curiosità di sapere cosa dicevano quei caratteri cirilliche lui pensava fossero in russo! Nel Novembre del 1999 contatto Magda, una mia ex compagna di Liceo di origine polacca, e lei mi da il nome di una studiosa locale di lingua russa che però anche dopo qualche mese non riesce a farmi sapere nulla. Allora nel Gennaio 2000 portavo (senza impegno) il testo al Professore di russo dell'Università di Lingue a Macerata che dopo qualche mese mi diceva che erano dei caratteri antichi (che nemmeno la lettrice madrelingua riusciva a capire). Quindi faccio contattare dalla mia fidanzata Marialuisa a Maggio una Professoressa di origine slava del Dipartimento di Slavistica dell'Università di Genova che dopo altro tempo (a Giugno) mi dice che sono caratteri ecclesiastici bulgari o rumeni (ma non la traduce). In ultimo a Luglio contatto una Professoressa della Romania (amica di mia sorella Enrica) che finalmente il 22 Agosto 2000 mi invia per e-mail (e mi dice che era rumeno)! Ecco cosa dice: "Quello che solo con la parola fece il cielo e la terra sta sulla croce inchiodato e da nessuno sentito. 1890." (sul retro un timbro con scritto: "Il Ministero della Scienze…" (in rumeno suona così: "Cel ce nu mai cu cuvântul facu 'Insegnamento e cerul si pampe cruce pironit si de nimeni auzit." 1890. "Ministerul Învatamântului si ântul sta Stiintelor…".

(Nella Foto: timbro sbiadito sul retro del quadro. Foto di Alvise Manni).

Ma come era finito Mario nel campo di sterminio (non essendo ebreo?). Fu un tragico e perfido equivoco: Mario era partito militare per la leva da Civitanova Alta il 3 Gennaio del 1939 (prima dello scoppio della guerra). Dopo aver combattuto in Grecia fu mandato in Africa dove venne ferito (in Libia a Tobruk se non erro) e quindi decorato dall'alleato tedesco. Mandato in convalescenza in Italia all'Ospedale Militare del Celio a Roma, lì lo sorprende l'Armistizio dell'8 Settembre del 1943! Un ufficiale tedesco (forse delle SS) passando in rassegna i feriti e vedendo la medaglia al merito tedesca sul petto di un italiano (ora nemico), accusa Mario di averla rubato e Mario non ci pensa due volte a buttargliela praticamente in faccia (rispondendo così alle ingiuste accuse): dopo pochissimo risultava scritto il suo cognome "Beruswcky" (ebreo polacco) e, dopo avere transitato per una prigione di Roma, spedito ad Auschwitz, dove arriva il 19 settembre sempre del 1943. Poco prima di scendere dal vagone piombato con una decina di commilitoni ritrovatisi anche loro lì per caso, si sono divisi la fascia tricolore della bandiera del loro reparto militare, seppellendone i resti in un posto segreto per evitare l'onta. (Nella Foto : due frammenti tricolori superstiti. Foto di Alvise Manni). Dopo due giorni è assegnato alla miniera (probabilmente di carbone) che si trova presso il sottocampo femminile di Birkenau distante a 4-5 km da quello principale. In baracche di legno la camerata ospita 36 uomini (in letti a castello lignei a tre piani: in tre persone in 1 metro lineare con una coperta a testa e ma senza cuscino). Sveglia alle 6 ed la lavoro dalle 7 alle 18. A pranzo ed a cena una sbobba scura con poco pane nero. Il numero di matricola sul braccio sinistro era (ed è ancora visibile!) 47921 .

(Nella foto: avambraccio sinistro di Mario col numero 47921 tatuato. Foto di Alvise Manni).

La svolta fu l'incontro col chimico torinese Primo Levi. Una mattina Mario si sveglia con la febbre ma le guardie lo portano al lavoro lo stesso (forse è qui che gli danno il famoso calcio) ma per fortuna in miniera il caporeparto (un anziano ed umano civile) lo spedisce in automobile in Infermeria condotta appunto da Levi (e da un altro medico ungherese), che riscontra 39,6 gradi di temperatura. Ma dopo un solo giorno il forte Mario è guarito ed allora Primo gli somministra sotto le ascelle per altri otto giorni (oltre si veniva mandati dritti alle camere a gas ed ai forni…) di seguito una "pomatina rossiccia" che dopo poco sparisce ma fa risultare la febbre alla guardia incaricata di prendere le misure alla mattina. Gli inservienti russi della limitrofa cucina portano a Mario pane, latte, orzo e margarina in razioni maggiori. Il riposo al calduccio, il "calore umano", le cure, il cibo lo tonificano e gli danno la forza psicofisica di sopravvivere fino alla fine, impedendogli di essere "sommerso"!

Il 27 Gennaio di 56 anni fa i russi erano a 20 km (così si poteva stimare dal rumore dei colpi di artiglieria): i tedeschi erano scappati alle 4 di mattina e verso le 9 arrivano i liberatori. Intorno alle 12 Mario ed altri 7 compagni si incammina a piedi verso Ovest (e durante questa marcia comporrà una bella poesia che lessi una volta). Trovato poco dopo un carretto e due cavalli in una fattoria abbandonata percorrono altra strada fino a che trovano un camion che Mario guida per 130 chilometri fino all'incontro con un tank statunitense che per poco non gli spara contro per errore (qui si salvano grazie ad Alberto che era di Napoli e che parlando napoletano riesce a farsi capire da un soldato italoamericano del carro armato!).

(Nella Foto: da sinistra Ferdinando Cabassi, Mario Beruschi e Luigi Macellari. Foto di Alvise Manni)

Il resto è in discesa (anche se i ricordi di Mario non sono più lucidissimi, lui ha per fortuna un diario che vedremo di valorizzare in seguito): la quarantena, il lavoro col camion per prendere il latte nelle fattorie dei dintorni e dare il pranzo ai malati, la lunga attesa per essere rimpatriato col suo scaglione (e nel frattempo conosce una polacca, Vlada Lisuvna, ritrovata negli anni Sessanta tramite una corale polacca che si era esibita a Loreto…). Il viaggio di ritorno, con altri compagni di tutta Italia, in treno dura 8-9 giorni (sono rotti quasi tutti i ponti principali) ma finalmente a piedi dalla stazione del Porto il 26 Agosto 1945 (dopo più di sei anni senza mai tornare!) Mario arriva a casa e la nemmeno la Madre non lo riconosce essendosi ridotto ad appena 51 Kg (quando era partito che ne pesava 106).

(Nella Foto: Interno della Fonderia ex Fabbrica A. Cecchetti dismessa con i tre forni. Foto di Franco Di Costanzo dell'1/11/97)

Infine un appello tramite la Rete : Mario cerca un suo compagno di quei tempi di cui si ricorda solo il nome, Giovanni Valentinetti di Ortona a Mare (CH) del 1919 o 1921, pugile (se i ricordi sono giusti). Da una telefonata all'Ufficio Anagrafe di quel Comune fatta il 25/1/01 risultano esserci molti omonimi. Uno della classe 1923 è partito nel 1957 per l'Australia: è forse lui?

Chi ci può aiutare a ritrovarlo, lo faccia contattandomi ( alvise.manni@libero.it ) o telefando al Numero 0733.890778 (Mario Beruschi), grazie!

Civitanova Marche Alta (MC), 27 Gennaio 2001.

Alvise Manni