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CREDENZE E SUPERSTIZIONI POPOLARI MARCHIGIANE:Animali e Vita dei Campidi Ennio Donati
Altre usanze: - principalmente nella valle del Potenza, alla morte del capo famiglia, i garzoni ed i braccianti interrompevano il lavoro e si recavano nella stalla, tagliavano a forma di croce un po' di pelo sulla coscia destra dei bovini ed eliminavano i campanacci dai collari delle bestie; - per avviare il bambino al lavoro dei campi: · si immergeva un corno di bovino nell'acqua del primo bagno · lo si portava nella stalla in uno dei primissimi giorni di vita; - la mattina presto del giorno dell’Ascensione si portavano gli animali a pascolare , si credeva che l'erba benedetta li avrebbe preservati dalle malattie tutto l’anno. 2. Rettili - mangiare la prima viola di Primavera preserva dal morso dei serpenti tutto l'anno; - sparare ad un serpente procura lo scoppio della canna del fucile del cacciatore; - il giorno dell’Ascensione era obbligatoria la totale astensione dal lavoro; toccare le piante o la terra quel giorno significava far riempire di pidocchi le prime e di serpenti la seconda; - sognare serpenti è presagio di malelingue. 3. Maiale Nell’economia della famiglia contadina il maiale era molto importante; ad esso sono legate alcune credenze: - si doveva riconsegnare non lavato il piatto del sangue del maiale altrimenti i prosciutti del maiale stesso non si sarebbero conservati; - la lucciola era ritenuta responsabile di danneggiare i prosciutti durante la fase di stagionatura 4. Piccione Nelle nostre valli il piccione è protagonista nella tavola, nelle superstizioni ed anche nelle cure e medicine popolari: - il brodo di piccione era considerato efficace per alleviare le doglie della partoriente; - contro il tifo si usava porre le due metà di un piccione sotto i piedi del malato, quindi si sotterravano i resti del piccione e si attendeva la guarigione. 5. Polli - le uova da regalare dovevano essere sempre di numero dispari; - per favorire la cova della chioccia si poneva nel cesto di cova un paio di pantaloni da uomo o anche un pezzo di ferro; - prima di Natale si faceva il pane per tutte le feste; si credeva che se il pane fosse terminato prima dell’Epifania, sarebbero morti tutti i polli; - era considerato rimedio efficace contro la grandine porre sull'uscio di casa delle uova di gallina raccolte il giorno dell'Ascensione; - la puerpera doveva mangiare per nove giorni dopo il parto un uovo ogni mattina e brodo di gallina : " La 'nfandata ha da magna’ nove gajine....! " 6. Poteri superiori - il potere di guarire il mal di pancia dei bambini tramite la semplice imposizione delle mani era concesso a chi avesse ucciso una talpa con le proprie mani; - per proteggersi dalle streghe si utilizzavano stringhe delle scarpe confezionate con la pelle di cane - il pelo di tasso veniva usato come amuleto per proteggersi dalle streghe. 7. Varie ([1]) - per superare l’ubriachezza persistente si faceva bere di nascosto all’interessato per quattro giorni sangue di anguilla; - si doveva riconsegnare non lavato il piatto della ricotta altrimenti le pecore non avrebbero più dato latte; - il bambino imparava a camminare presto da solo se si poneva una zampa di lepre nel primo bagno; - se si sentiva il canto del cuculo la mattina di Pasqua, i bambini venivano preservati dal mal di pancia per tutto l'anno; - si credeva che il giorno di Natale le bestie fossero capaci di parlare; sopravvive ancora il seguente proverbio: " La notte de Natà , tutte le vestie sa parlà ! " - la donna che avesse attraversato le corde delle cavalle , avrebbe partorito dopo dodici mesi (Rif. G. Ginobili - "Bricciche di superstizioni e pregiudizi popolari marchigiani "); - un particolare mugolio del cane è presagio di morte di una persona anziana della casa; - a S. Severino Marche si usava far attraversare ai cuccioli di cane l'anello del giogo allo scopo di renderli più aggressivi. Ennio Donati[1] Altre credenze riguardanti la predizione del tempo atmosferico da parte degli animali sono riportate in un articolo specifico. Vita dei campiIn una civiltà prevalentemente rurale numerosi erano i pregiudizi e le credenze popolari in qualche modo connesse alla coltivazione dei campi ed in particolare ai prodotti della terra; ne citiamo alcune: · Il noce era un albero trattato con sacro rispetto fin dall'antichità ed anche oggi sopravvive il seguente detto che alimenta la credenza riguardante l’aria mefitica prodotta da tale albero: "Chj dorme sotto la noce, se fa lu signu de la croce" Si crede inoltre che chi pianta un noce morirà non appena la circonferenza del tronco della pianta eguaglierà quella del capo dell'agricoltore; come «azione preventiva» si è usi far piantare il noce ad una persona molto anziana. Nel maceratese il detto che segue suggerisce il periodo più favorevole per bacchiare le noci: " A Santa Croce (14 settembre) la pertica pe' la noce." · Le fave fin dall'antichità, assurte a simbolo funerario, sono state collegate a varie superstizioni: - gli Egizi non le toccavano; - i Pitagorici non osavano mangiarle, poiché credevano che racchiudessero le anime dei morti - dei Romani Ovidio nel V° libro dei " Fasti " ci riporta : «....mangiavano fave sulle tombe dei loro morti ed i padri di famiglia, a piedi nudi, verso la mezzanotte si lavavano tre volte nell'acqua di una fontana e per nove volte si cospargevano il capo di fave nere. Chiedevano ai loro morti il riscatto per sé e per i congiunti, certi che questi, seguendoli, avrebbero raccolto le fave e li avrebbero esauditi....". Nelle Marche è sopravvissuto fino ad epoca recente il collegamento fra fave e cerimonie funebri; già nel 1400 in alcuni centri dell'Ascolano durante i banchetti funebri si usava distribuire pane e fave ( Rf. G. Fabiani - " Ascoli nel '400 ") Ancora oggi si usa preparare o mangiare fave dolci (le fae de li morti), nel periodo di celebrazione dei defunti. Nella nostra civiltà contadina si suggerisce ancora di effettuare la semina delle fave in giorni canonici: - il 2 novembre (" la faa pe' li morti "); - eccezionalmente in alternativa il 7 o il 17 o il 27 novembre rispettando la cabala del numero 7, forse legata al fatto che generalmente in un baccello sono contenuti sette semi. I semi utilizzati per la semina dovevano essere preservati dalle malattie, per questo si era usi passarli prima della semina in un caldaio di rame. · L'aglio è legato ad una serie di superstizioni; la tradizione vuole che sia piantato il 25 Dicembre : " Chj vole l' aju grossu , de Natà sia rpostu....! " Ancora oggi come nel 1600 nella notte di S. Giovanni si usa esporre sulla porta di casa delle trecce d' aglio, per difendersi dalle streghe. · Nella notte di San Giovanni alla scopa di saggina viene attribuito lo stesso potere «antistreghe» dell’aglio Si ricorda che in tale notte nelle valli marchigiane del centro-nord si usava anche esporre alla finestra una bottiglia contenente acqua ed albume d’uovo; le ragazze il mattino successivo sulla base della forma assunta dall’albume traevano auspici sul mestiere del futuro sposo.
Altri numerosi prodotti della terra sono legati a precise credenze, ci si limita a riportarne alcune:
· La Balsamita (l'erba vona" o l'erba de la Madonna) protegge dall'invidia gli innamorati. · Nel Fermano ogni primo Maggio usavano toccare le urne dei Santi con bietole appena raccolte ; dopo tale cerimonie , le stesse venivano in parte usate in cucina ed in parte per farne decotti in caso di malattia; si ricorda a tale proposito che i contadini delle nostre zone avevano a noia il monotono cibo di tutti i giorni a base di verdure (le foje) , infatti un antico stornello ancora oggi recita: "......... Fiore de pepe ..............., adè mejo le gajine de lo piete! " · I pomodori, forse in relazione alla relativamente recente scoperta dell'America, non sono legati praticamente a nessuna superstizione; si ha solo l'accortezza di seminarli con la luna calante nello stesso giorno della settimana in cui è caduto il Natale; a Jesi ed in altre zone delle nostre valli si suole aggiungere un po’ di sale all’atto della semina. · La cipolla è legata a varie forme di superstizione : - sognarla è annuncio di questioni piccanti; - trovarne una composta da otto strati fa prevedere una brutta invernata; - ad Urbania in particolare ed in genere nella parte delle Marche a nord della valle del Cesano nella notte tra il 24 e25 Gennaio ("notte di S. Paolo dei segni ") sopravvive l' usanza di tagliare una cipolla in dodici spicchi; su ognuno di essi, che simulano i dodici mesi dell’anno successivo si pone del sale e la mattina successiva si traggono auspici sulla situazione meteorologica dei vari mesi (sale non sciolto = mese secco; sale completamente sciolto = mese «bagnato» e così via tutte le situazioni intermedie). · Una antica usanza contadina del Maceratese vuole che il giorno della semina del grano venga consumato un pasto a base di ceci; quasi un rito propiziatorio per ottenere al raccolto chicchi di grano della dimensione dei ceci stessi. · Il fagiolo era considerato un portafortuna generico e simbolo di immortalità, visto il suo potere di riacquistare freschezza con la semplice immersione in acqua. · Il riso, da sempre ed ovunque assurto a simbolo di prosperità e fortuna , un tempo era molto usato nelle Marche nel menu dei banchetti nuziali; un vecchio stornello popolare dice: " Cima de gallu........., lu pranzu de li spusi non adè bbellu , se ce manca 'n mmoccò de risu giallu! " (NB: non si trattava di riso allo zafferano , ma di una antica minestra a base di riso e tuorli d'uovo ).
Concludiamo qui per ritornare prossimamente a raccontarvi altre credenze e superstizioni della nostra cara civiltà contadina, con la speranza che lo stimolo dei ricordi sia ritenuta cosa gradita dai lettori. Ennio Donati
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