Un mercante di olio (o di olive?) a Cupra Maritima

di Alessandro Cristofori

            Il territorio dell'antica Cupra Maritima, non molto generoso di iscrizioni latine, ci ha comunque restituito un documento di singolare interesse per la storia economica della città in età romana: l'iscrizione sepolcrale di un mercante di olio, probabilmente originario di Ravenna, ma deceduto a Cupra.

            nella foto: copertina del volume di Benedetto Salvucci, "Dall'olivo all'olio. Storia, Tradizioni, Miti e Curiosità", Macerata 2002

L'iscrizione, già nota ai tempi della redazione del volume IX del Corpus Inscriptionum Latinarum, ove è registrata sotto il numero 5307[1], venne rinvenuta nell'area della pieve di S. Basso Fora, a nord del centro dell'attuale Cupra Marittima. Si conserva tuttora nel cortile superiore della pieve, murata al centro di una sorta di vasca[2].

            Il monumento consiste in una stele in calcare, sormontata da una decorazione a forma pigna; lo specchio epigrafico è delimitato da una cornice modanata. L'esposizione agli agenti atmosferici ha fortemente consunto la superficie iscritta che inoltre, nella parte destra, si presenta intaccata da incrostazioni; quanto ancora si può leggere conferma tuttavia l'edizione di Corpus Inscriptionum Latinarum:

D(is) M(anibus). / P(ublio) Sentio Fe/lici, Aug(ustali) Ra/vennae, neg/otiatori / oliario. / Sextilia Ad/iecta mari/to optimo.

            Si tratta dunque del semplice epitafio di un commerciante, P. Senzio Felice, postogli dalla moglie, Sestilia Adiecta. Il defunto non precisa la propria condizione sociale con l'indicazione del patronimico, segno della nascita libera, o del patronato, che lo avrebbe designato come liberto. Alcuni indizi peraltro inducono a sospettare che il nostro fosse appunto un ex-schiavo liberato: in primo luogo il cognome di Felix, uno dei cognomina con il maggior numero di attestazioni in tutto il mondo romano e assai diffuso anche tra gli individui di nascita servile, ma soprattutto la funzione di Augustalis da lui rivestita a Ravenna: tale carica, connessa all'esercizio del culto in onore dell'imperatore divinizzato, era in effetti in genere rivestita da facoltosi liberti, cui di norma era impedita la carriera politica a livello locale e a livello centrale e che nell'Augustalità potevano dunque trovare l'unico riconoscimento della loro ascesa sociale[3].

            L’occupazione di P. Sentius Felix ci riporta al tema della com­mercializzazione dei prodotti dell'ulivo, che nella documentazione epigrafica latina è rappresentato da almeno quattro nomi di mestiere differenti, quello di olearius, di diffusor olearius, di mercator olearius e infine, come nel nostro caso, di negotiator olearius. Le quattro diverse occupazioni paiono avere alcune caratterizzazioni pe­culiari, anche se ovviamente non saranno mancati casi in cui una stessa persona assolveva a diverse funzioni[4]: gli olearii sembrano in effetti maggiormente legati alla vendita al minuto del prodotto, mentre i diffusores erano impegnati in operazioni di controllo in connessione con i servizi di approvvigionamento della città di Roma, l'annona; i mercatores svolgevano forse l'attività di grossisti nei grandi centri di consumo, in particolare ad Ostia e a Roma, e infine i negotiatores sembrano occuparsi soprattutto del commercio su larga scala tra i luoghi di produzione e quelli di con­sumo. Pare anche probabile che nel corso del tempo si sia operata una differenziazione e specializzazione nella terminologia dei mestieri legati al commercio dell’olio: nella tarda età repubblicana e nei primi decenni del periodo im­periale la quasi totalità delle testimonianze in effetti documenta sem­plici olearii, mentre nel corso del II sec. d.C. diffusores, mercatores e negotiatores si ritagliano uno spazio abbastanza importante, lasciando forse agli olearii nude dicti la semplice funzione di negozianti.

            Queste ipotesi, che peraltro andranno ulteriormente vagliate, consentono di supporre che anche Felice fosse impegnato in un'attività commerciale di un qualche rilievo, che trovava nel Piceno una delle sue coordinate geografiche; rimane da verificare quali altre regioni potevano essere interessate dai traffici del personaggio e in che cosa egli di preciso commerciasse.

            Il luogo in cui P. Sentius Felix esercitò l’Augustalità, Ravenna, e l’esistenza di provati collegamenti commerciali tra quest'ultima città e il Piceno invi­tano a guardare all’Adriatico settentrionale: nella stessa Cu­pra Maritima il ritrovamento di un’anfora Dressel 6B, il caratteristico contenitore dell’olio istriano, testimonia l’esistenza di importazioni dall’area settentrionale[5].

            Riguardo l’intensità di que­ste importazioni si può osservare che dalla regio V venivano olive da tavola universal­mente apprezzate: Plinio il Vecchio le riteneva infatti le migliori d’Italia, insieme a quelle prodotte nella regione dei Sidicini[6]. Questa opinione era senz’altro sottoscritta da Marziale, che doveva apprezzare in modo particolare le olive del Piceno e al quale dob­biamo molte informazioni a proposito[7]. Per quanto personali, i gusti di Marziale dovevano essere largamente condivisi a Roma e possiamo cre­dere che la grande fama di cui tuttora godono le olive della regione mar­chigiana risalga all’antichità; uno dei sistemi di conciatura riferiti da Palladio, anche se non esplicitamente connesso con le olive picene, mostra in effetti più di un punto in contatto con la moderna ricetta di prepa­razione delle olive ascolane[8].

            Non abbiamo invece testimonianze sicure riguardo la produzione di olio, dal momento che gli elementi che hanno fatto ipo­tizzare anche per la nostra regione la fabbricazione di anfore olearie Dressel 6B sono per il momento di valore piuttosto incerto; tuttavia è certamente legittimo ipotizzare che il Piceno, terra di olive, potesse produrre una quantità di olio sufficiente almeno per l’autoconsumo: la regio V dell'Italia augustea insomma doveva avere minori necessità di importare olio istriano ri­spetto ad altre regioni. Alla luce di queste considerazioni si può anche supporre che Felix fosse impegnato nell’esportazione delle note olive picene verso i centri costieri dell’Aemilia e della Venetia et Histria: del resto le due ipotesi, quella dell’importazione di olio istriano e quella dell'esportazione di olive della regio V, non si escludono affatto a vi­cenda, anzi si può dire che si completano utilmente[9].

            Il nome di me­stiere che appare nell’iscrizione di Cupra Maritima potrebbe avvalo­rare la teoria di un mercante principalmente impegnato nel commer­cio di olive: si è osservato come la forma oliarius possa essere l’esito del termine olivarius, particolarmente nella documentazione epigrafica, così come musivarius dà talvolta musiarius[10]. Il mestiere di olivarius non sembra essere attestato né dalle iscrizioni, né dalle fonti letterarie, ma certo questo sarebbe il termine più opportuno per definire un commerciante di olive; è ovvio che anche oliarius da olearius è un esito perfettamente giustificabile e che dunque l'ipotesi rimane un spunto di ricerca da verificare, uno dei tanti che l'interessante testo cuprense ci propone.


(*) Tratto dal volume di Benedetto Salvucci, "Dall'olivo all'olio. Storia, Tradizioni, Miti e Curiosità", Macerata 2002, pagg. 321 - 324.


[1] Del documento hanno trattato P. Fortini, Cupra Maritima. Origini, storia, urbanistica, Ascoli Piceno 1981, pp. 17; 25-26; G. Paci, Un ignorato manoscritto epigrafico di Luigi E. Riccomanni presso l’Accademia Georgica di Treia, “Atti e Memorie. Deputazione di storia patria per le Marche”, 93 (1988), p. 78, n°21; P. Giacomini, Anagrafe dei cittadini ravennati, “Storia di Ravenna. I. L’evo antico”, a cura di G. Susini, Venezia 1990, p. 201, n°965; p. 202, n°989; P. Fortini, Aspetti della vita economica del Piceno, “Il Piceno in età romana, dalla sottomissione a Roma alla fine del mondo antico. Atti del 3° seminario di studi per personale direttivo e docente della scuola. Cupra Marittima, 24-30 ottobre 1991”, Teramo 1992, p. 104; A. Abramenko, Die munizipale Mittelschicht im kaiserzeitlichen Italien. Zu einem neuen Verständnis von Sevirat und Augustalität, Frankfurt 1993, p. 295; C. Delplace, La romanisation du Picenum. L’exemple d’Urbs Salvia, Rome 1993, p. 231; P. Fortini, Cupra Maritima: aspetti di vita economica di una città romana del Picenum attraverso l’esame dell’instrumentum domesticum. Approfondimenti, “Civiltà contadina e civiltà marina nella Marca meridionale e nei rapporti fra le due sponde dell’Adriatico. Atti del 7° Seminario di studi per il personale direttivo e docente della scuola. Cupra Marittima, 26 ottobre - 11 novembre 1995”, Cupra Marittima 1998, p. 107. Da ultimo si veda A. Cristofori, Non arma virumque. Le occupazioni nell'epigrafia del Piceno, Bologna 2000, pp. 281-293, da cui si ricava la presente nota.

[2] Colgo l'occasione per ringraziare vivamente la famiglia Morganti, nella persona di Giancarlo Morganti, che mi ha consentito, nel maggio 2001, di prendere visione di questo monumento nella pieve di S. Basso Fora, a quel tempo di proprietà della famiglia.

[3] Su questi aspetti si veda principalmente R. Duthoy, La fonction sociale de l'augustalité, «Epigraphica», 36 (1974), pp. 134-154; Abramenko, op. cit.

[4] Su questo problema vd. principalmente S. Panciera, Olearii, «The Seaborne Commerce of Ancient Rome: Studies in Archaeology and History», a cura di J.H. D'Arms - E.C. Kopff, Rome 1980 = «Memoirs of the American Academy in Rome», 36 (1980), pp. 235-250; P. Le Roux, L'huile de Bétique et le Prince sur un itinéraire annonaire, «Revue des Études Anciennes», 88 (1986), pp. 247-271; E. Rodriguez Almeida, Diffusores, negotiatores, mercatores olearii, «Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma», 92 (1987-1988), pp. 299-306; M.G. Granino Cecere, D. Caecilius Abascantus, diffusor olearius ex provincia Baetica (CIL VI 1885), «Epigrafia della produzione e della distribuzione. Actes de la VIIe rencontre franco-italienne sur l'épigraphie du monde romain organisée par l'Université de Roma - La Sapienza et l'Ecole française de Rome, Rome 5-6 juin 1992», Rome 1994, pp. 705-719; G. Chic Garcia - E. Garcia Vargas - A.S. Romo Salas - M.A. Tabales Rodriguez, Una nueva inscripcion annonaria de Sevilla: M. Iulius Hermesianus, diffusor olei ad annonam Urbis, «Habis», 32 (2001), pp. 353-374.

[5] Sulla Dressel 6B di Cupra Maritima vd. Fortini, Cupra Maritima: aspetti di vita economica attraverso la documentazione storica ed archeologica, cit., pp. 127-128, n. 12. In genere sulle Dressel 6B si rinvia alla sintesi di S. Cipriano in S. Pesavento Mattioli - S. Cipriano - P. Pastore, Quadro tipologico di riferimento, “Anfore romane a Padova: ritrovamenti dalla città”, a cura di S. Pesavento Mattioli, Modena 1992, pp. 44-45. Per la produzione di olio in Istria vd. ora la rapida messa a punto di R. Matijasic, Oil and Wine Production in Istria and Dalmatia in Classical Antiquity and the Early Middle Ages, “La production du vin et de l’huile en Méditerranée”, a cura di M.-C. Amouretti - J.-P. Brun, Athènes 1993 (Bulletin de Correspondence Hel­lénique Supplément XXVI), pp. 248-255.

[6] Cf. Plin., Nat. Hist., XV, 16-17. Sulle olive del Piceno vd. in particolare G. Conta, Asculum II, 1. Il territorio di Asculum in età romana, Pisa 1982, pp. 47-50; Fortini, Aspetti della vita economica del Piceno, cit., p. 99.

[7] Marziale ricorda le olive picene in numerosi epigrammi: si legga in particolare l’epigramma XIII, 36, intitolato cistella olivarum, ricorda come fosse uso iniziare e concludere il pasto con le olive del Piceno: Haec quae Picenis venis subducta trapetis / inchoat atque eadem finit oliva dapes; cf. inoltre I, 43, 8; IV, 46, 12-13; IV, 88, 7; V, 78, 19-20; IX, 54, 1; XI, 52, 11.

[8] Pallad., XII, 22, 3.

[9] Cf. Fortini, Cupra Maritima. origini, storia, urbanistica, cit., pp. 25-26; Ead., Cupra Maritima: aspetti di vita economica attraverso la documentazione storica ed archeologica, cit., p. 107.

[10] Vd. G. Kuhlmann, Olearius, “Thesaurus Linguae Latinae”, IX, 2, col. 540; cf. Id., Olivarius, ibid., col. 566.