12 novembre 2000: Giubileo del Mondo Agricolo, Giornata del Ringraziamento per i doni del Creato.

 

Osservazioni sopra un dipinto conservato a Matelica (MC)

di Alvise Manni

Foto Gianni. Dal Calendario 2000 (Novembre) Matelica tremila anni di storia della Tipografia Grafostil di Matelica (MC).  

In basso si trova un cartiglio in latino di Isaia 63, 3 e dice:

Ho pigiato al torchio da solo  e nessun uomo del popolo era con me.

L'immagine che si presenta qui sopra è rara, poco studiata e densa di dotti significati e rimandi al testo biblico (vetero e neotestamentario) ed ai commenti successivi dei Padri e dei Dottori della Chiesa (San Gregorio e Sant'Agostino).

Probabilmente scaturisce ideologicamente dal clima cattolico controriformista nato dopo il Concilio di Trento (1545 - 1563) ed è una produzione artistica anonima commissionata in ambiente agostiniano.

A sinistra in basso compare un maturo e "classico" San Giovanni Battista (che da Precursore indica appunto Gesù) e sopra di lui un giovane San Giovanni Evangelista con una caratterizzazione poco nota: presenta infatti nella mano sinistra un calice con un serpentello sopra;
cfr. il quadro di Pietro di Cosimo (1462 - 1521) datato al 1504 - 1506 con San Giovanni Evangelista: pittura ad olio su pannello di legno conservato presso l'Academy of Art di Honolulu, Hawaii, USA .

L'episodio è apocrifo (Atti dell'Evangelista Giovanni) e narra di quando il Santo passando per la greca Efeso in Asia Minore (come San Paolo) fu costretto, dal Gran Sacerdote Aristodemo del tempio di Artemide, a onorare la dea o a bere una coppa di veleno. Giovanni bevve senza danno dopo avere benedetto la tazza dalla quale uscì un serpentello come raffigurazione del veleno; anzi poi resuscitò anche due malfattori che erano morti precedentemente bevendo la stessa pozione stendendovi sopra il suo mantello. Il tutto lo riporta Jacopo da Varazze (1228 - 1298) nella sua celeberrima "Legenda Aurea".

Sullo sfondo v'è raffigurata un città idealizzata, come potrebbe essere la Gerusalemme Celeste, immersa in un paesaggio naturale.

A destra in basso è la Madonna Addolorata con la spada nel petto (che potrebbe però richiamare anche un passo dell'Apocalisse relativo a quest'arma: 19,15).

In alto a destra ed a sinistra nel cielo vi sono due cerchi composti ciascuno di sei Puttini alati (in verità raffigurati con solo il viso con coppia di ali) fra le nuvole.

A destra in alto appare Dio Padre, nella consueta iconografia, che torchia il Figlio attraverso un vite collegata alla Santa Croce.

Al centro campeggia Gesù Cristo, con addosso il Sacro Legno, che pigia l'uva in un gran tino ligneo, uva mista al suo sangue che sgorga copioso dalle cinque ferite della crocifissione; sopra di lui lo Spirito Santo sotto forma di colomba.

In basso al centro una coppia di Angeli raccoglie il succo così sgorgato in un calice posto sopra un bacile metallico. Sotto di loro il cartiglio con il brano da Isaia che ispira tutta la scena.

Ad altra sede si rimanda per gli ulteriori complessi significati storico-politici, teologici (la disputa contro gli eretici meriterebbe una attenta disamina) e letterari, oltre che per la filologica traduzione della terminologia tecnica vinicola (torcular) del breve testo latino allegato.

Alvise Manni

( desidero ringraziare per i preziosi spunti Enrica Manni, Matteo Parrini e Marialuisa Radice, Civitanova Marche Alta, 10 novembre 2000)


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