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Storie di Gladiatori:
il messaggio cristiano nella "archeologia" del Pascoli
SANGUE e ARENA
Il titolo vuole riprendere l'intitolatura
della suggestiva mostra in corso al Colosseo a Roma sui
Gladiatori (tutte le immagini del seguente pezzo sono tratte dall'omonimo
catalogo edito dall'Electa 2001): l'aticolo che vine presentato
è l'anteprima (leggermente manipolato) di quello che dovrebbe
vedere la luce sulla rivista quadrimestrale "Machia" (Ivan
Ghibellini) edita dall'Istituto "Ars Dimicandi" (Dario
Battaglia) di Curno (BG).
Qui non si approfondisce tanto l'archeologia sperimentale gymno-gladiatoria,
quanto alcuni riflessi poetici eruditi e letterarii (grazie come
sempre a Francesco Sbaffi per la collaborazione tecnica).
Buona lettura
Alvise Manni
Poco conosciuta al grande pubblico è la poesia
storica di Giovanni Pascoli. (1)
Foto 1: Elmo eneo dalla Caserma dei Gladiatori di
Pompei (Museo Archeologico Nazionale di Napoli). I sec. d. C.
Il poeta vedeva nella storia quell'"annullamento
del tempo" (2) che gli permetteva di dire "
in noi
vive inconscia la vita dei nostri più lontani progenitori.
La riflessione e lo studio ce ne fa avvertiti.
Ma anche senza quella e questo, ci sono certi momenti in cui
certi luoghi e cose e persone sono volte da un palpito quasi
antico." (3).
Foto 2: modello ligneo policromo dell'anfiteatro
Flavio, fatto da Carlo Lucangeli e Paolo Dal Bono (Archivio della
Soprintendenza Archeologica di Roma).
E' così che a noi spettatori del recente (2000)
film Il Gladiatore di Ridley Scott sono venuti in mente due
scritti del Pascoli (4) e due anfiteatri, (5) ma soprattutto
"dolori antichissimi, e ancora pungenti
ero forse io
uno di quegli schiavi che giravano la macina al buio, affamati,
con la museruola? Mi trovai tra le trincee di Cesare e le mura di
Alesia, respinto dalle due parti? Gladiatore? ecc." (6).
Il Pascoli storico di cui vogliamo parlare era un uomo capace di
"rivivere la vita anteriore ed antichissima di Gallo portato
a Roma in trionfo", (7) ed un autore che con i suoi versi ci
ha insegnato quanto possa essere poetica l'archeologia.(8) Non
dimentichiamo che da vero scienziato della lingua qual era,
Pascoli spesso, dovendo riferirsi al passato di Roma, scrisse in
latino. Del resto abbiamo tante prove (9) che il poeta sentiva e
pensava in latino, anche se non lo parlava correntemente. Il
latino, la sua "lingua del cuore", è stata forse la più
viva lingua pascoliana, quella in cui egli poteva essere più
fedele a se stesso. (10) Sentiamolo allora "
descrivere
la vita romana antica in tutti i tempi, in tutte le condizioni in
pace e in guerra, in città e in campagna;
e paganesimo e
cristianesimo
". (11)

Foto 3. Graffito da Pompei.
I sec. d. C.
La buona novella: II In
Occidente (1904)
II
Roma dormiva, ebbra di sangue. I ludi (13)
eran finiti. In sogno le matrone
or vedean gladïatori ignudi.
Ne' triclini ai dormienti le corone
eran cadute, e s'imbevean le rose
nel sangue che fluì dal mirmillone . (14)
III
Roma dormiva. Uno vegliava, un Geta (15)
gladïatore. Egli era nuovo, appena
giunto: il suo piede, bianco era di creta.
L'avean, col raffio, (16) tratto dall'arena
del circo; e nello spolïario (17) immondo
alcun nel collo gli aprì poi la vena.
Rantolava; il silenzio era profondo:
il cader lento d'una goccia rossa
solo restava del fragor del mondo.
Vegliava, il Geta
Entrò l'angelo: PACE!
disse. E nella infinita urbe de' forti
sol quegli intese. E chiuse gli occhi in pace.
Sol esso udì; ma lo ridisse ai morti,
e i morti ai morti, e le tombe alle tombe;
e non sapeano i sette colli assorti,
ciò che voi sapevate, o catacombe.
Oggi che la realtà virtuale, grazie alle
sofisticatissime tecniche della grafica computerizzata, ci aiuta
ad immaginare come realmente fossero i luoghi archeologici di cui
parliamo, corriamo il rischio di perdere di vista le persone che
li animavano. Al Nostro questo non sfuggiva, capace com'era di
far rivivere, con le sole parole, non solo i luoghi, ma anche i
sentimenti di chi nel passato aveva vissuto (oggi si parlerebbe
sicuramente di archeologia sperimentale) specie se in situazione
di subalterna sofferenza, come gli schiavi ed i gladiatori. (18)

Foto 4 Mosaico con
gladiatori della seconda metà del III sec. d. C. Galleria
Borghese
A chi scrive è piaciuta la notte
del Natale di Cristo descritta, da Pascoli, come occasione per
consolare un Geta morente nel silenzio di quel Colosseo ormai
deserto, dove era caduto per intrattenere un pubblico in festa.
Siamo di fronte a grande poesia che, servendosi di un'erudizione
antiquaria molto tecnica, (19) vuole ridare dignità umana e
cristiana ad un anonimo gladiatore del passato in nome di tutti
quelli che hanno perso la vita soli e sono stati dimenticati.
La seconda poesia che vorremmo proporre descrive la notte
precedente lo scontro finale fra le legioni di Crasso e gli
uomini di Spartaco (71 a. C.) ai confini fra la Lucania (Basilicata)
e la Puglia.
In apertura un quadro che ci richiama le immagini di un film
storico, ancora oggi validissimo, e cioè Spartacus di Stanley
Kubrick (1960). (20)

Foto 5: Statuetta fittile
policroma dalla Casa di Marco Lucrezio Frontone a Pompei
(Museo Archeologico
Nazionale di Napoli). I sec. d. C.
Gladiatores (1892)
Transierat montes, tumidos tranaverat amnes
Avevano valicato montagne, guadato fiumi in
Spartacus effusumque agmen servique veruti
piena Spartaco e le sparse file degli schiavi armati
vere novo
di spiedi, al sopraggiungere della primavera
Namque in conspectu per clivos longa per arva
Dinanzi, giù lungo i pendii, lungo gli ampi arativi,
ordinibus densis acies a sole renidet
a ranghi serrati risplendono nel sole le file
romana innixusque hirtis exercitus hastis.
romane, appoggiato ad una selva di lance aguzze, un esercito.
Pilatae saepes et murus aeneus obstat.
Siepi di giavellotti hanno contro e un muro di bronzo.
Tres simul in celsa custodes rupe fuerunt
Tre uomini si trovano di guardia insieme,
forte viri.
sulla cima di una rupe.
"O socii, quam triste sonant utriusque querelae!
"O come amaro, compagni, è il lamento di entrambi!
Credo equidem, nec enim tu, Thraex, expleveris iram
Davvero io credo che tu, o Trace, non potrai soddisfare la
tua ira,
nec tu, Galle, domum (melius servasse) videbis.
e tu, Gallo, non rivedrai più la tua casa (meglio avresti
fatto a restarvi).
Heu minus ipse miser,
Meno infelice sono io,
Verum hominum pugnam nox sacra diremit et umbra
Ma alla battaglia degli uomini è l'ombra della sacra notte
a por fine
Nuda fuit rupes: nudae tria rupis in ipso
Vi era una roccia nuda: sulla cima di quella roccia
vertice lignea rigent: illinc tria corpora pendent
si ergevano, nudi, tre legni, cui stavano appesi tre corpi,
cruribus effractis vi distentisque lacertis.
le gambe spezzate, le braccia innaturalmente distese.
L'immagine in chiusura non può non evocare la
Crocifissione (21) per antonomasia, quella del Calvario.
Crocifissi Pascoli ci presenta tre gladiatori, un bellicoso Trace,
un malinconico Gallo ed un anziano ex schiavo, "sazio d'anni"
ai quali l'autore riesce a dar vita grazie alle consuete
puntualizzazioni storiche vibranti di rispetto e piene di
compassione. E' nell'anziano, crocifisso tra i due, così simile
a Cristo col capo reclinato in pace, (22) che siamo chiamati ad
immedesimarci, rivivendo la sofferenza di tanti poveri infami. (23)
Foto 6: Rilievo calcareo
dal fregio del sepolcro di C. Lusus Storax (Museo Archeologico di
Chieti). 20-40 d. C.
Abbiamo voluto proporre il testo così come è
stato pensato, in una lingua antica, per spingere i lettori a
mettersi alla prova sperimentando con il "parlare latino"
uno dei tanti modi di dar vita al passato.
Anche gli atleti dell'Istituto Ars
Dimicandi, che tanto si adoperano per far rivivere la gymno-gladiatura,
sarebbe interessante sentirli
latine loqui! (24)
Civitanova Marche Alta (MC), 18/8/01, Festa di San Marone
Protomartire ed Apostolo del Piceno.
(Alvise Manni & Enrica Manni)*
* Rispettivamente Dottore in Lettere Classiche
(archeologia) ed Insegnante di Lettere alle scuole superiori.
(1) Nato a San Mauro di Romagna (FO), oggi San
Mauro Pascoli, il 31 Dicembre 1853 e morto a Bologna (BO) il 6
Aprile del 1916.
(2) Cfr. lettera a G. S. Gargano per L'Inno secolare a
Mazzini.
(3) Appunto autografo del 1891.
(4) La buona novella: II In Occidente, in "Poemi
Conviviali", a cura di G. Leonelli, Mondadori, Milano, 1996,
pp. 268-272 e Gladiatores, in "Storie di Roma",
traduzione di A. Traina, Rizzoli, Milano, 1994, pp. 64-94.
(5) L'Anfiteatro Flavio della seconda metà del I secolo d. C. (meglio
conosciuto come Colosseo) e quello coevo di Urbisaglia (MC), dove
dal 1999 ad oggi l'Istituto Ars Dimicandi di Curno (BG),
presieduto da Dario Battaglia, si esibisce in Agosto nei Munera
Gladiatorium Salviensia (giochi gymno-gladiatorî).
(6) Cfr. G. B. Pighi, Scritti pascoliani, a cura di A.
Traina, Roma, 1980, p. 68.
(7) Cfr. la lettera a F. Barnabei del Maggio 1895.
(8) Cfr. op. cit., a cura di G. Leonelli, p. 14 nota 26.
(9) Cfr. idem, pp. 5 e sgg.
(10) Cfr. Gladiatores, vv. 410 e sgg.: lo schiavo
anziano arriva fin'anco a nutrire i piccoli orfani della capinera
da lui uccisa facendosi padre della implume nidiata che in X
Agosto, in "Myricae" (1893) sentivamo solo
pigolare "
sempre più piano.".
(11) Lettera all'amico A. G. Bianchi del Febbraio 1908.
(12) Tratto da Poemi Conviviali.
(13) I Saturnali: sorta di Carnevale romano in onore di Saturno
che si celebrava dopo la metà di Dicembre.
(14) Gladiatore armato di spada e di scudo con un pesce effigiato
sull'elmo che combatteva tradizionalmente contro il reziario,
armato di rete e tridente.
(15) Proveniente dalla Tracia (all'incirca l'attuale Macedonia).
(16) Una sorta di uncino di metallo col quale si traevano fuori
dall'arena i gladiatori morti o agonizzanti.
(17) Camera mortuaria del circo dove i moribondi venivano finiti
con la recisione della carotide.
(18) Cfr. op. cit., a cura di G. Leonelli, p. 30 nota 60:
"
la vita del 'gladiatore' è fra quelle che il Pascoli
sente rivivere in sé.".
(19) Cfr. Emil Zielinski (Zilliacus), G. Pascoli et l'antiquitaté,
étude de littérature comparèe, in "Mémoires de la
Société Neo-Philologique", Helsingfors, 1909.
(20) Legittimo sospettare che lo sceneggiatore di Kubrick
conoscesse Gladiatores.
(21) Supplizio infamante riservato appunto agli schiavi e
malfattori e risparmiato di diritto al civis romanus.
(22) Cfr. Vangelo di Giovanni, 19, 30:
Et inclinato
capite tradidit spiritum.
(23) Nell'antica Roma gladiatori, ludiones (attori), ecc
venivano
definiti infames.
(24) A Bergamo un gruppo di appassionati della lingua latina, la Sodalitas
Bergomensis, si riunisce a parlarla sotto la guida dell'Ing.
Claudio Piga (Indirizzo privato: Via P. Marocco, 1 - 20056 Trezzo
sull'Adda - MI) presso la Biblioteca Comunale Tiraboschi
in Bergamo.
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