Olio …celestiale (*)

 

di Alvise MANNI*

 

L’olio buono si produce da tempo in molte parti delle Marche[1] ed a riprova di ciò si aprirà a Cartoceto (PS) il Museo dell’Olio: verrà ospitato in un edificio già mulino per l’olio e si articolerà nel Museo dell’olio, la Vetrina dell’olio e delle olive, l’Osteria dell’olio, la Biblioteca dell’olio e la Fontana dell’olio (opera bronzea e lapidea alta 5 metri di Padre Stefano Pigini).[2]

Foto n. 1 Chiesa della Madonna Celeste

Premesso questo vorrei ricordare che la produzione di olio è molto antica a Civitanova Marche (MC): fin dal XI – XII secolo i documenti ci parlano di ulivi e frantoi e sempre i civitanovesi hanno protetto con delle fortificazioni i loro mulini (ancora oggi esiste il c. d. “Torrione”, ristrutturato nella metà del XV secolo, nella Frazione di Santa Maria Apparente presso il Fiume Chienti). Anzi la Città non potrà negare al Signor Ottavio Frisciotti (raccomandato dal Duca Centofiorini, signore di Civitanova) un mulino ad olio ubicato ad ovest del mulino comunale a grano, sfruttando a monte l’acqua del vallato e riducendone la portata a discapito del Comune (doc. del 25 Gennaio 1662); solo il 25 Agosto 1723 si avrà il coraggio di imporre nelle clausole del contratto di affitto di chiedere ai Priori il permesso per aprire le “boccarole” del mulino Frisciotti![3]

Ancora, un cabreo in almeno 11 mappe a colori redatto dal Geometra Carlo Peducci per i Marchesi Ciccolini di Civitanova nel 1775 ci descrive l’ulivo come coltura arborea dominante nelle campagne civitanovesi: già dal 1602 in una Contrada si contano 85 ulivi in 1 ettaro ed 11 anni dopo in un’altra ben 728 “piantoni” in 9 ettari di terreno.[4]

Dal Catasto locale del 1729 si evincono 36.439 piante variamente maritate alla vite o disseminate sull’arativo: tutto questo per la naturale vocazione propria di Civitanova per questo tipo di coltivazione che recentemente è stata ripresa da alcuni imprenditori locali, dopo un boom della seconda metà del XIX dovuto al Conte Graziani. Una di queste realtà nel 1997 ha denominato un olio pregiato “Olio della Cilestra”: il nome deriva dalla storpiatura in dialetto del titolo della Chiesa della Madonna Celeste, edificio attribuito al pittore ed architetto lombardo Pellegrino Tibaldi (1527 – 1596), che appunto operò nelle Marche (ed a Civitanova quindi) dal 1553 al 1563, affrescando nella Città Alta il soffitto del Palazzo Ducale della Famiglia Cesarini. Il Tempio (posto fuori dalle mura all’incrocio fra l’attuale Strada Provinciale delle Vergini e la ripida Via della Celeste che esce da Porta Marina) fu però abbandonato già dalla seconda meta dell’Ottocento e purtroppo crollò, per fortuna senza danni alle persone, nel 1930 (vd. Foto n. 1).[5]

Foto n. 2 vecchia macchina per la spremitura dell’olio (si ringrazia Nicola Pepa e l’Associazione “Amici del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Civitanova Marche”).

La cultura dell’olio a Civitanova quindi ha radici che affondano nei secoli e sopravvive florida e dinamica grazie anche al suo glorioso passato da rivalutare e tutelare (vd. Foto n. 2).

 

 

(*) Tratto dal volume di Benedetto Salvucci, "Dall'olivo all'olio. Storia, Tradizioni, Miti e Curiosità", Macerata 2002, pagg. 177-178.

 

 

 

 

 


* Laureato in Lettere Classiche (Archeologia), è Guida ed Accompagnatore Turistico del Maceratese e si diletta di storia locale.

Note:


[1] Anche l’esploratore bergamasco Giacomo Costantino Beltrami all’inizio del XIX secolo a Filttrano (AN) tentò di produrlo pare dalla vite…ma questa è un’altra storia (ringrazio per l’informazione l’amico Benedetto Salvucci di Urbisaglia - MC).

[2] Cfr. G. VOLPE, A Cartoceto il primo museo regionale dell’olio, in “Regione MARCHE”, nn. 1 - 2, Gen. – Feb. 2002, Anno XXX, pp. 29 – 30.

[3] Una vecchia immagine, forse della metà del XVIII secolo e conservata Sant’Elpidio a Mare (AP), lo descrive brevemente con la sua didascalia originale che recita: ”molino da oliva, a Sema di Lino, del Sig. re Frisciotti” (cfr. M. ed A. GUARNIERI, Civitanova. La storia, la vita, i giorni, Civitanova M. 1994, pp. 202 – 205).

[4] Cfr. A. PALOMBARINI, I Ciccolini di Macerata tra ‘500 e ‘600 dal notariato alla nobiltà, in “Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Macerata”, 32 (Studi 1), 1986, pp. 89 – 91.

[5] Traggo queste notizie dal depliant del 1997 del Club Wigwam “La Cilestra” (c/o il Frantoio “Natali” di Civitanova Alta): un grazie ai Fratelli Natali, alla Dottoressa P. Sagretti ed alla Professoressa M. Troscè.