Che tempo farà

di Ennio Donati

 

 

 

 

 

 

Fiasco in vetro impagliato tappato con tutolo

(Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, Civitanova Marche Alta- MC)

Il tempo così incerto ed imprevedibile degli ultimi anni richiama alla nostra memoria antichi proverbi e modi di dire della civiltà contadina delle nostre valli.

Comuni denominatori di tali adagi sono il non doversi fidare dei primi mesi dell’anno, periodo decisivo per l’esito dei raccolti, unito ad uno scaramantico pessimismo sull’evoluzione delle condizioni meteorologiche.

La neve prima di Natale sembra augurabile ed inoltre poca attenzione si pone alle condizioni atmosferiche avverse nel mese di Gennaio; antichi adagi suonano così.

 

Il primo:

“La neve prima de Nata’,

adè la coa de lo gra’!”

Il secondo si preoccupa addirittura di un Gennaio troppo mite, perché di cattivo auspicio per i mesi successivi:

“Se Gennaru non genneggia….,

Febbraru mal fa e mal penza!”

Anche la Candelora (Purificazione di Maria Vergine – 2 Febbraio) è fonte di auspici solo apparentemente ottimistici; infatti il notissimo proverbio, che riportiamo in una delle innumerevoli versioni esistenti coniate dalla tradizione orale, ci rammentano che l’inverno è ancora lungo.

 

“Cannelora, Cannelora,

da l’inverno semo fora:

se ce nengue, se ce pioe,

ce n’è quarantanòe,

se c’è lu sole solellu…;

c’è quaranda dì d’Inverno!”

D’altra parte come è lecito illudersi illudersi i primi di Febbraio, se solo pochi giorni prima (il 17 Gennaio giorno di S. Antonio Abate) si diceva della neve:

“Sand’Ando’ da la varba vianga

o cela tròa o ce la manna!”

Però non sfugge il fatto che le giornate stanno diventando più lunghe:

“ Sand’Ando’, ‘n’ora e ‘n po’!”

Anzi, già prima si diceva:

“Natale ‘n passu de cane!”

Ed anche:

“Anno nou, ‘n passu de vou!”

E poi:

“La Pasquella, ‘n zumbu de vitella!”

Temutissimi invece sono i mesi di Febbraio e Marzo:

“Febbraru, Febbrarittu,

curtu e maledittu!”

 

Marzu, Marzittu,

scorticò la capra e lu caprittu!”

Né si può considerare rassicurante il proverbio sul mese di Aprile:

“Li quattro Aprilandi,

quaranda dì duranti!”

Anche un Maggio piovoso genera fondate preoccupazioni di ordine agronomico:

“Maggiu (Magghju) ortolanu,

tanda paja e pocu granu!”

Anche gli animali sono tenuti sotto osservazione, quindi predire eventi meteorologici negativi diventa facile:

“Pioe, pioecceca,

lu gattu fa la véccica!”

Oppure:

“Se lu gallu la sera se mette a canda’,

la matina adè ppienu lu panda’!”

O peggio:

“Canda lu gallu for de tembu,

o adè la morte o lu martembu!”

Ed anche quando si nota che il gatto graffia i mobili con gli artigli:

“Quanno lu gattu fa le legne,

o piòe o nengue (negne)!”

Ed inoltre:

“Quanno lu gallu canda a patullu,

o piòe o adè satullu!”

Si potrebbe continuare a lungo, ma per concludere ricordiamone ancora uno molto caratteristico, riguardante ancora la neve:

“Quanno nengue a ppilu de gattu,

adè più quella c’ha da fa’.

Che quella c’ha fattu!…”

Sor Righetto

(Ennio Donati)