Vezza, soga, tornatura. 

Tre misure agrarie altomedievali a Senigallia  

di Michele Colabella

E' sempre con grande soddisfazione che accogliamo nel nostro sito (a vocazione miscellanea) i preziosi contributi del nostro Amico Professor Michele Colabella, studioso nativo di Bonefro (CB) ma da tempo residente a Milano.
 
L'Alto Medioevo è un terreno di ricerca insidioso per alcuni aspetti e fertilissimo per altri: ancora poco studiato permette a chi vi indaga con l'acribia del Colabella, graditissime sorprese! La passione per la ricerca permette spesso di ottenere grandi risultati anche in mezzo a difficoltà di ogni genere: siamo quindi grati che appassionati di storia come Michele ci mettano al corrente in tempo reale dei loro progressi scientifici e ci permettano di presentarli praticamente in anteprima!
 

Fabriano(AN), Alvise Manni e Francesco Sbaffi

 

 

Nell’epoca romana, come è noto, la letteratura agraria fu molto fiorente, con autori che vanno da Catone a Plinio il Vecchio, da Varrone a Columella fino a Palladio. Nell’alto Medioevo, al contrario, se si eccettua la raccolta di cultura bizantina che va sotto il nome di Geoponiche, non è stato redatto alcun libro di agricoltura. In compenso, però, è possibile tracciare alcune direttrici sulla tematica, utilizzando i dati ricavabili dai cartolari delle cattedrali e dei monasteri e dalle fonti narrative (annali, cronache, storie, leggende agiografiche).

Roma, Biblioteca Casanatense. Miniatura del sec. XIV, dal Tacuinum sanitatis

Data questa premessa, siamo in grado di delineare il quadro delle strutture agrarie del territorio di una località privilegiata della Pentapoli, Senigallia, sia con le appassionate ricerche di Alberto Polverari, sia con l’analisi delle carte del monastero di S. Maria di Sesto nel Friuli, del monastero della SS. Trinità e S. Michele Arcangelo di Brontolo, della Chiesa di Ravenna. In questa sede ci si soffermerà in particolare su tre caratteristiche misure agrarie del territorio senigalliese: la vezza, la soga e la tornatura.

 

La vezza è attestata solamente a Senigallia, in un documento del 1100. Non è possibile quantificare tale misura: si sa soltanto ch’era stata data in concessione una vigna, ch’era di un’estensione tale che poteva produrre ogni anno una vezza de vino (tanta vinea unde fatia omni anno una vezza de vino).

 

Il termine soga all’origine, nei documenti altomedievali, aveva il significato di “fune”, per poi passare all’italiano arcaico o letterario con la valenza di “striscia di cuoio, correggia”. (Dante: Cercati al collo, e troverai la soga Che 'l tien legato). Nei nostri giorni la voce si riscontra nei vocabolari spagnolo,  portoghese, catalano e, con la variante soca, basco; sopravvive anche nelle nostre parlate centromedioevali.

Nella penisola iberica soga ha inoltre il significato di “antica misura di lunghezza e di superficie”. Quest’ultima accezione è documentata pure a Senigallia in una carta dell’809. In essa si legge che  nel fondo Ianula era situato un terreno di 95 sogas, la cui misura unitaria equivaleva a 10 passi tracciati dal misuratore stesso (unde pedibus meis ambulavit exogas de passos meo X). Successivamente, in documento del 1050 circa, tratto questa volta dal cartulario dei due ospizi religiosi del Grande e del Piccolo San Bernardo, viene descritto un terreno di 11 sogas e 25 piedi, dove però ogni soga equivaleva a 100 piedi. 

 

Più articolata risulta l’analisi di una carta senigalliese del 980, che parla di un terreno lavorativo adibito a prato, della misura di “quattro tornature” (quattuor tornaturias terrae laboratoriae de prato).

Secondo l’opinione concorde degli studiosi, tornaturia deriva da tornare, nel senso di “voltare, girare”, con allusione al movimento dei buoi e dell’aratro. La misura era tipica dei territori emiliani e romagnoli, ma è documentata, seppur con minor frequenza, anche nelle vicine Toscana e Marche. Nelle carte altomedievali per lo più corrispondeva a un terreno di forma quadrata, coi lati di una pertica di 10 o, nella maggior parte dei casi, di 12 piedi, ma che poteva arrivare fino a 24 piedi. Rapportata al moderno sistema metrico decimale, la tornatura poteva variare dai 1681,43 mq di Lugo ai 3417,66 mq di Ravenna, passando per i 2080,44 mq di Bologna.

 

MICHELE COLABELLA