La chiesa di S. Maria inter vineas, ad Ascoli Piceno

 di Michele Colabella

Proprio mentre sto presentando l'ultima "fatica" storico-letteraria dell'amico Professor  Michele Colabella per il nostro sito, mi passa fortuitamente sotto gli occhi (per altri motivi) il libro (in due volumi) del Sacerdote Carlo Grillantini "Storia di Osimo. Volume I°. Dagli inizi al 1800",  Pinerolo (TO) 1969 (prima edizione 1957); a p. 198 leggo: "...Santa Maria Intervigne è altra chiesa di cui trovasi memoria negli antichi scritti; ma non è stato possibile individuarne l'ubicazione (nota n. 67, Comp. III, 421)...". E così le citazioni di Chiese dedicate alla Madonna si arricchiscono di una testimonianza ulteriore e ciò vuol dire che occorrerà che il nostro instancabile "segugio" Michele si lanci, ancora una volta, a seguire l'ennesima emozionante pista storica!

 
Civitanova Marche Alta (MC), 27 Febbraio 2003
 
                                                                               Alvise Manni

 

Nell’alto Medioevo, nelle regioni europee con più radicata tradizione vitivinicola, erano molto diffusi i toponimi indicanti località che si trovavano in mezzo ai vigneti, per la maggior parte dedicate alla Madre di Gesù,  Maria.

 

Nella Foto: Santa María de Quintanilla de las Viñas. Decorazione a tralci di vite.

In Italia, in quattro differenti punti erano state fondate chiese in onore della Vergine, circondandole di vigneti. Ad Ascoli Piceno esisteva sicuramente nel sec. X la chiesa di S. Maria inter vineas, che dava origine e nome a uno dei quattro quartieri in cui era divisa la città. Venne ricostruita e ampliata nei secoli XII e XIII: la parte che meglio conserva la struttura medievale è l’abside che, fortificata e guarnita da basse finestre-feritoie, è inserita nella cinta urbana (1).

Nella città di Genova, nel 1103, è documentata l’ecclesia Sancte Marie de Vineis. Narra la leggenda che tra i vigneti del borgo di Somiglia, irrigati dal torrente Bachernia, la Vergine apparve un giorno a una pia donna. Nel luogo del miracolo le fu poi dedicata una cappella (2).

Nel territorio tuscolano si trovava, tra il 1061 e il 1067, l’ecclesia, quæ est in honore sanctæ Dei genitricis, atque Virginis Mariæ, quæ vocatur ex Vineis (3). A Vigevano, nel 1126, esisteva la chiesa di S. Maria intus Vineis (4).

In Francia, la colonica inter Vineas ha lasciato il suo nome a Entrevignes, nella valle dell’Huveaune, presso Sainte-Margarite. L’abbazia di Sainte-Victor di Marsiglia vi possedeva alcune vigne nell’XI secolo (5).

La chiesa vescovile di Apt, dedicata a Santa Maria e al suo santo vescovo Castore, nel 1006 è denominata de vinea (6). Nel Poitou, è documentata nel 934 una chiesa dedicata alla Beata Vergine Maria: ecclesia Beatae Mariae Virginis sita in loco qui dicitur Mons Vinarius (7).

Nella Foto: Abbazia di Fleury. Veduta d’insieme, con il  vigneto in primo piano. 

Un’altra chiesa denominata ad Vineas sorgeva nel XI sec. a Villères, località che era stata anticamente unita a Ségos, nel dipartimento di Gers (8).

Passando alla Spagna, nel territorio di Lara (Burgos) era stata eretta Santa María de las Viñas (9). A Quintanilla de las Viñas sono ancora oggi visibili i resti della chiesa romanica di Santa María, con le sue decorazioni a tralci di vite (10).

In controtendenza, nella Catalogna si trovava un toponimo di ispirazione pagana, con riferimento al dio del vino: San Benet de Bages. Secondo un testo della metà del sec. XI dell’abate André de Fleury, avrebbe tale denominazione da Bacco, per la fertilità dei suoi vigneti. La comunità monastica, il giorno della consacrazione della chiesa, nel dicembre del 972, ricevette dai donatori laici più di dieci modiate di vigne e solo due di terre campestri. Questo potrebbe significare o una preponderanza della vite sui cereali nella zona o un’opzione del monastero per la vigna (11). 
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Le reminiscenze classiche del culto di Bacco erano sempre vive nell’abbazia di Fleury, come si arguisce da un capitolo delle consuetudini del sec. X, dove alla fine si trova uno scherzoso richiamo al dio:

“Il ‘provveditore’ (previsor) delle vigne e dei boschi adiacenti al monastero sia un uomo di grande ingegno e un fratello di fervore spirituale, il quale con accorta custodia si procuri le vigne e si prenda cura ché gli alberi non vengano recisi. A lui compete la cura di ogni vigna e delle merci degli operai, che egli deve richiedere al dispensiere e distribuire con avvedutezza. Nel periodo autunnale, con l’aiuto dei confratelli, sia presente alla raccolta dell’uva e alla produzione del vino, vigilando che tutto sia messo al sicuro, mediante l’impiego di un chiavistello. Venga perciò chiamato metonomicamente frater Bachus, ‘frate Bacco’” (12)

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1) Enciclopedia dell’arte medievale, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1991, vol. II, p. 580 (E. Simi Varanelli).

2) Gabriella Airaldi (a cura di), Le carte di Santa Maria delle Vigne di Genova, Genova, Bozzi, 1969, pp. VII-IX, 1-2.

3) Erasmo Gattula, Historia Abbatiae Cassinensis per seculorum seriem distribuita, Venezia, Coletti, 1733, vol. primo, pp. 233-234.

4) Alessandro Colombo, Cartario di Vigevano e del suo comitato, Torino, BSSS, 1933, p. 121.

5) Elisabeth Sauze, Le polyptyque de Wadalde: problemes de toponymie et de topographie provençales au IXe siècle, in “Provence historique”, XXXIV (1984), fasc. 135, p. 7.

6) Noël Didier – Henry Dubled – Jean Barruol (a cura di), Cartulaire de l’église d’Apt, Paris, Dalloz, 1967, pp. 187-189

7) Michel Rouche, Les survivances antiques dans trois cartulaires du Sud-Ouest de la France aux Xe et XIe siècle, in “Cahiers de civilitation médiévale. Xe-XIIe Siècles”, XXIII (1980), p. 98

8) Charles Samaran, Le plus ancien cartulaire de Saint-Mont (Gers) – XIe-XIIIe siècles, in “Bibliotèque de l’ École des Chartes”, CX (1952), p. 30. Cfr. Albert Dauzat – Charles Rostaing, Dictionnaire étimologique des noms de lieux en France, Paris, Guénégaud, 1979, p. 715.

9) Tomás Moral, Revisión crítica de los estudios sobre los monasterios burgaleses, in “Anuario de estudios medievales”, 5, 1968, p. 561

10) Enciclopedia dell’arte medievale, op. cit., vol. IX, pp. 828-830.

11) Antoni Riera i Miele, “Os doy una parcela de tierra para que plantéis una viña de buenas vides y la cultivéis ». El vino en Cataluña, siglos IX-XIII, in Vino y viñedo en la Europa medieval (Actas de las Jornadas celebradas en Pamplona, los días 25 y 26 enero de 1996), Pamplona, Associación Cultural Alfonso López de Corella, 1996, p. 15.

12) Consuetudines Floriacenses antiquiores, in Corpus consuetudinum monasticarum, tomo VII, parte terza, Siegburg, Schmitt, 1984, p. 32.